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Analisi trimestrale del sistema energetico italiano - Anno 2021

Cartina dell'Italia con la rete energetica

SINTESI DEI CONTENUTI

Nel 2021 grande rimbalzo della domanda di energia, ma segnali di rallentamento a inizio 2022

Nonostante gli aumenti senza precedenti dei prezzi dell’energia sui mercati all’ingrosso (+400% il gas nell’ultimo trimestre dell’anno rispetto al primo, +300% l’elettricità) il 2021 è stato l’anno del grande rimbalzo dei consumi energetici, sia a livello globale sia in Europa e in Italia, a dimostrazione della bassa elasticità della domanda di energia ai prezzi almeno nel breve periodo. E con i consumi sono rimbalzate anche le emissioni di anidride carbonica, aumentate a livello globale del 6%, a 36,3 miliardi di tonnellate, il livello più alto mai raggiunto. La permanenza dei prezzi anche nel 2022 su livelli elevatissimi, per di più sostenuti dalla guerra in Ucraina, ha però determinato la progressiva traslazione di questi aumenti sui prezzi al consumo e cambiato il quadro economico. In Italia i dati parziali relativi ai primi mesi del 2022 già segnalano un deciso rallentamento del trend di crescita della domanda di energia.

In Italia crescita dei consumi di energia superiore all’8% nell’anno, ancora sostenuta nel IV trimestre (+6%). Rispetto al 2019 la riduzione dei consumi in Italia è inferiore a quella dell’Eurozona

  • Secondo le stime ENEA, nel 2021 i consumi di energia primaria sono aumentati di oltre l’8% (+12 Mtep), con un «recupero» di circa l’80% dei consumi di energia «persi» nel 2020 (15 Mtep circa). Oltre la metà di questo recupero è avvenuto nel II trimestre dell’anno (+7 Mtep rispetto al II trimestre 2020, il più interessato dalle misure di contenimento della I ondata pandemica), ma la crescita è rimasta sostenuta anche nella seconda parte dell’anno: +7% nel III trimestre, +6% nel IV.
  • Nel 2021, come del resto nel 2020, i consumi energetici hanno seguito una traiettoria coerente con quella delle variabili guida della domanda di energia (PIL, produzione industriale, clima). L’indice ENEA che ne sintetizza l’andamento si è infatti contratto di circa l’8% nel 2020 ed è aumentato di altrettanto nel 2021, in conseguenza della crescita del PIL (+6,5%) e della produzione industriale e di un clima più rigido nella prima metà dell’anno. Il divario che rimane tra i consumi di energia del 2021 e quelli del 2019 è spiegabile con il fatto che nel 2020 il calo dei volumi di traffico, in particolare di quello aereo, è stato molto maggiore di quello del PIL, e nonostante la ripresa del 2021 i volumi di traffico restano ancora al di sotto dei livelli pre-pandemici.
  • Con il cambiamento del quadro macroeconomico, in atto già prima dell’inizio della guerra in Ucraina, per il I trimestre dell’anno si stima che l’aumento tendenziale della domanda di energia dovrebbe limitarsi a un intorno del 2% (rispetto a un anno prima), nell’ipotesi di consolidamento della tendenza verso una drastica frenata della produzione industriale, solo di poco superiore ai livelli di un anno fa, e verso un notevole ridimensionamento della crescita del PIL (inferiore nel trimestre al 5% su base tendenziale, rispetto alle attese precedenti superiori al 6%).
  • La variazione dell’intensità energetica conferma l’allineamento tra domanda di energia e PIL: dopo una modesta riduzione nel 2020, nel 2021 l’intensità energetica risulta perfino in aumento. Se si considera l’intero biennio pandemico è notevole il fatto che i consumi di energia del 2021 sono inferiori di circa il 2% rispetto al 2019, a fronte di un PIL inferiore di quasi il 3%.
  • Nell’Eurozona l’aumento dei consumi di energia primaria è stimato inferiore al 5% (stima ENEA su dati parziali), dunque inferiore al rimbalzo del PIL (+5,3%). Rispetto al 2019 i consumi energetici dell’Eurozona sono ancora minori del 5% circa, a fronte di un calo del PIL molto meno marcato (-1,4%). Un dato interessante del biennio 2020-2021 è che sebbene l’andamento a forma di “V” di consumi di energia e PIL sia stato simile in Italia e nei paesi dell’Eurozona, in Italia i consumi di energia si sono ridotti meno del PIL, mentre nei paesi dell’Eurozona è avvenuto il contrario. Si tratta di un dato che conferma un trend di più lungo periodo, che ha ridotto in modo significativo una storica peculiarità positiva del sistema energetico italiano, cioè la sua intensità energetica inferiore a quella degli altri principali paesi europei: nel 1995 l’intensità energetica italiana era inferiore del 25% rispetto a quella media dei paesi oggi parte dell’Eurozona, oggi questo spread “virtuoso” si è ridotto meno del 10%.
  • In termini di fonti primarie il 40% dell’aumento dei consumi energetici italiani nel 2021 è imputabile al petrolio (+5 Mtep), circa 1/3 al gas naturale, quasi il 20% alle importazioni di elettricità, il resto ai combustibili solidi. La domanda di petrolio (+10%) resta comunque ancora decisamente inferiore rispetto ai livelli pre-covid, avendo recuperato solo la metà del calo del 2020. Anche i consumi di gas hanno registrato un aumento notevole (+4 Mtep, pari a +7% sul 2020), tanto da superare ampiamente i livelli 2019 (+2,4%) e arrivare al valore massimo degli ultimi dieci anni. La forte ripresa delle importazioni nette di elettricità (oltre il 30% in più) è spiegato con il forte calo che si era registrato nel 2020, mentre è significativo l’aumento dei consumi di carbone (+10%), soprattutto nella termoelettrica, che restano comunque decisamente inferiori ai livelli pre covid (-15%).
  • I consumi di energia da fonti rinnovabili sono risultati nel complesso in aumento marginale, con una variazione nulla delle rinnovabili elettriche e un aumento (modesto in termini assoluti) solo nei biocarburanti. Vista la decisa crescita dei consumi totali, nel 2021 è tornata a diminuire la quota di FER sui consumi finali (al di sotto del 19%), oltre un punto percentuale in meno del massimo raggiunto nel 2020.
  • La domanda di elettricità sulla rete è aumentata nell’anno di quasi 17 TWh sul 2020 (+5,6%), quando era diminuita di 18,5 TWh sul 2019. A trainare la ripresa è stata in primo luogo la forte ripresa della produzione industriale. Il tasso di elettrificazione del sistema energetico, una delle variabili di riferimento per il percorso di decarbonizzazione, è stimato al 20% nel 2021, in riduzione di quasi 1 punto percentuale rispetto al 2020 ma ancora al di sopra del livello di due anni fa. Nella generazione elettrica è rimarchevole l’aumento dei consumi di gas, (+1,2 Mtep, pari al +6%), tornati non solo al di sopra dei livelli pre-covid ma la massimo dal 2011 (26 miliardi di metri cubi), mentre i consumi di carbone sono stimati in aumento superiore al 10%.
  • Per i consumi finali di energia si stima un aumento di 10 Mtep (+9%) sul 2020, imputabile per circa la metà al rimbalzo dei consumi nei trasporti, principale responsabile del calo del 2020, mentre sia l’industria sia il settore civile hanno contribuito per circa 1/5.

Forte rimbalzo delle emissioni di CO2, maggiore che nell’Eurozona. Recuperato il 70% del calo 2020.

  • Le emissioni di CO2 del sistema energetico nazionale sono stimate in aumento di oltre l’8,5% sul 2020, dunque sostanzialmente in linea con l’aumento dei consumi di energia primaria, con un recupero di circa il 70% (25 Mt) del calo registrato nel 2020 (-35 Mt). Rispetto al 2019 le emissioni del 2021 risultano inferiori del 3,5% circa, a fronte di consumi di energia primaria inferiori del 2%.
  • Dato il ruolo preponderante avuto dal crollo degli spostamenti nel crollo delle emissioni nel 2020 (-12%), è stata la ripresa di questi ultimi (pur ancora parziale) a determinare la parte più importante della ripresa del 2021, concentrata in particolare nel II trimestre dell’anno: nei trasporti si stima una crescita delle emissioni di circa il 17% sul 2020, a parziale recupero del -20% registrato nel 2020. Oltre i 3/4 dell’aumento delle emissioni del 2021 è dunque riconducibile ai settori non-ETS, per i quali si stima un aumento delle emissioni settoriali superiore al 10%. E’ stato invece più modesto il rimbalzo delle emissioni nei settori ETS (+5%), di molto inferiore al calo del 2020 (-10%). Si segnala però il significativo aumento delle emissioni della generazione elettrica nel IV trimestre (+15% sul IV trimestre 2020), per un mix di fattori ancora in atto a inizio 2022.
  • Anche nel caso dell’Eurozona l’aumento delle emissioni di CO2 registrato nel 2021 è stimato in linea con quello dei consumi di energia primaria. Rispetto al 2019 le emissioni di CO2 dell’Eurozona del 2021 risultano inferiori di circa il 9%, a fronte di un calo più contenuto dei consumi di energia primaria (-5% circa).

Indice della transizione in deciso peggioramento, penalizzato in primis dall’allontanamento dalla traiettoria di decarbonizzazione

  • Nel 2021 l’indice della transizione energetica ISPRED si è contratto del 26% rispetto al 2020, e sebbene il suo valore medio annuo resti al di sopra del minimo del 2019, il dato trimestrale di fine 2021 risulta sui minimi della serie storica, a conferma che gli eventi eccezionali del 2020 hanno avuto sulla transizione italiana un impatto solo congiunturale.
  • Il calo dell’ISPRED è legato a peggioramenti in tutte e tre le sue dimensioni, ma è stato guidato in primo luogo dalla dimensione decarbonizzazione (-45%), perché con il recupero di circa il 70% delle emissioni di CO2 “perse” nel 2020 le emissioni italiane sono oggi ampiamente superiori a quelle coerenti con gli obiettivi di decarbonizzazione stabiliti in sede UE, laddove un anno fa erano invece inferiori a quella traiettoria (anche perché nel frattempo questa traiettoria è divenuta più ambiziosa, con la formalizzazione della «legge sul clima» (Regolamento 2021/1119/UE) e la presentazione del pacchetto Fit for 55.

Rialzo dei prezzi al consumo dell’energia ancora frenati dagli interventi governativi, ma comunque già sui massimi storici

  • L’indice rappresentativo della dimensione Prezzi dell’ISPRED è risultato nell’anno in calo significativo ma ancora relativamente contenuto, e in media d’anno si colloca su un valore in linea con la media della serie storica, perché anche nel quarto trimestre, così come nei due precedenti, il rally dei prezzi dell’energia sui mercati all’ingrosso si è trasmesso in misura solo parziale sui prezzi al consumo, grazie agli eccezionali interventi di sterilizzazione operati dal governo. Ciononostante, nel IV trimestre i prezzi di gas ed elettricità per i consumatori finali hanno già raggiunto nuovi massimi storici, con aumenti superiori al 50% rispetto a un anno prima, mentre nel primo trimestre 2022 si stima che abbiano raggiunto valori all’incirca doppi rispetto al I trimestre 2021.
  • L’indice armonizzato Eurostat (HICP) dei prezzi al consumo stima inoltre per l’Italia aumenti doppi nel IV trimestre rispetto alla media UE, sia nel caso dell’elettricità (+30% rispetto a un anno prima) sia nel caso del gas (+ 40%). E nei primi due mesi del 2022 gli aumenti su un anno prima sono stimati nell’ordine del 70%, e di nuovo maggiori di quelli medi UE. Dal consolidamento di questi dati è prevedibile un prossimo deciso impulso al trend di peggioramento dell’ISPRED.

Restano bassi i margini di adeguatezza nel sistema elettrico. Ruolo sempre più centrale delle importazioni di gas per l’intero sistema energetico italiano

  • Un relativo peggioramento complessivo si registra anche nella componente sicurezza energetica dell’ISPRED, che si colloca ora sui valori minimi della serie storica. Valori molto bassi si registrano in particolare per gli indicatori relativi all’adeguatezza del sistema elettrico, che in caso di combinazione di bassa produzione rinnovabile e scarse importazioni potrebbe scendere a valori critici. Si è poi accentuata la potenzialmente problematica centralità del gas naturale importato nel sistema energetico, una peculiarità italiana peraltro fondamentalmente strutturale e di difficile superamento nel breve periodo. Su questa peculiarità si è inoltre ora innestata la guerra in Ucraina, che ha reso non più solo estrema l’ipotesi di indisponibilità della maggiore infrastruttura di importazione (cioè quella che trasporta il gas russo, 40% dell’import nel 2021). I dati del 2021, con massimi decennali sia per i consumi complessivi di gas sia per le punte giornaliere della domanda della termoelettrica, confermano che in uno scenario pessimistico di punte di domanda molto elevate e ipotesi conservative sull’effettiva disponibilità delle infrastrutture il sistema gas avrebbe avuto difficoltà a far fronte all’indisponibilità della prima fonte di approvvigionamento.
  • Nel sistema petrolifero è risalito l’utilizzo degli impianti di raffinazione ma i margini restano su livelli molto bassi. Si segnala poi il raggiungimento della parità nel rapporto tra produzione interna e consumo di gasolio, con il superamento della peculiarità italiana di essere l’unico Paese europeo con un eccesso di produzione, un dato di rilievo nell’attuale situazione del mercato.

Nuovo raddoppio del deficit commerciale italiano nel comparto delle tecnologie low-carbon

  • Nel 2021 è di nuovo raddoppiato (come già nel 2020 il deficit commerciale italiano nel comparto delle tecnologie low-carbon, che ha registrato un ulteriore record. I prodotti che segnalano la più forte dipendenza dall’estero sono gli accumulatori agli ioni di litio (con un saldo che si avvicina al miliardo di euro), i veicoli ibridi plug-in (a quasi -600 milioni di euro) e i prodotti del fotovoltaico (passati da -40 a -400 milioni di euro), a causa di un marcato aumento delle importazioni delle celle fotovoltaiche. E’ relativamente ai veicoli elettrici che sembra invece delinearsi una possibile tendenza positiva, perché le esportazioni sono passate da poco meno di 270 milioni di euro a circa 780 milioni di euro, tanto che il saldo normalizzato risulta solo di poco negativo.
  • Questo numero dell’Analisi trimestrale presenta un Focus che analizza l’espansione continua e crescente registrata a livello globale dalla spesa pubblica in ricerca energetica a partire dal 2016 e fino a tutta la prima fase della crisi pandemica (+22% in $ 2020 ppp). L’analisi segnala un significativo incremento della spesa in efficienza energetica, che arriva ad incidere mediamente per più del 25% della spesa totale in ricerca energetica, un quasi raddoppio della spesa per le tecnologie relative a idrogeno e celle a combustibile, che si concentra nell’area europea ed asiatica, ma anche un rafforzamento della spesa relativa alle rinnovabili e alle tecnologie per la conversione, trasmissione e stoccaggio dell’energia in alcuni tra i maggiori Paesi investitori, sia in Asia, con la Corea che nel 2020 arriva a destinare a tali settori più del 45% delle risorse, sia in Europa, dove Germania e diverse piccole economie del nord convogliano complessivamente su tali comparti tecnologici quote comprese tra il 30 e il 40% della loro spesa. In Italia la crescita della spesa fino al 2018 non denota dinamiche di spicco in particolari settori, ma il dato relativo alla sola spesa iscritta nel bilancio pubblico, disponibile fino al 2020, mostra un incremento nell’intero periodo pari a quasi il 10%, circa a un quarto di quello registrato per la Germania.
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